Premessa: siamo nel 2004, la nostra squadra del cuore (a volte anche del fegato visti i travasi di bile che procura) è pronta per la stagione calcistica. Malgrado i problemi che hanno accompagnato l'avvio della preparazione, ti avvii su Viale dei Gladiatori (siamo nei pressi dello Stadio Olimpico) con l'entusiasmo di sempre pronti ad assistere alla prima partita in casa.
F., L. e V. camminano dopo aver parcheggiato la macchina...
F: ammazza che caldo
L: dillo a me che in Tevere ce vado con la crema solare
V: sbrigamose che manca solo un'ora e mezzo all'inizio
F: dovemo aprì i cancelli noi st'anno?
V: è la prima de campionato, mica vorrai arrivà tardi eh?
F: almeno aspettamo il pullman dei giocatori e poi entramo
L: io devo pijà il caffè sennò non salgo manco gli scalini
F: lo scorso anno se vinceva prendendo il caffè prima vè?
L: avoja
F e V (in coro): olè
(sirene in lontananza)
F: arriva il pullman
V: me faccio investì così se fermano? Mexes è roba mia
F: io sò fedele e me faccio bastà il capitano
L: io me pijo il mister
passa il pullman della Roma... incitamenti, grida, applausi, cori. Apprezzamenti poco ripetibili su alcuni giocatori e si va verso l'entrata. Non ricordo il risultato ma temo nulla di esaltante
La stagione prosegue; nella Roma è andato via Rudi Voeller e come allenatore è arrivato il fratello salumiere di Peter Seller o, se preferite, lo zio del figlio della Pantera Rosa. L'entusiasmo per Gigi del Neri sulla nostra panchina è pari a quello di prendere il raccordo anulare contro mano. Qualche risultato arriva, nulla di eclatante...
Location: ari viale dei Gladiatori
F: ma com'è che sta strada pare sempre più lunga?
L: pare la via crucis
V: la croce cell'avemo in panchina
F: ma perchè voi lo capite quando parla?
L: secondo me non lo capiscono manco i giocatori
V: infatti se vede da come stanno in campo...
(sirene in lontananza)
F: arriva il pullman
V: chiamame quando non se vede il salumiere
L: speramo de vince almeno oggi
F: girateve, sta passando ora. Almeno ci rifacciamo gli occhi prima di distruggerceli vedendoli in campo
V: ma quello è Perrotta ed è pure brutto!
L: non je la posso fà
F: ma Del Neri usa un camice?
passa il pullman della Roma... un paio di applausi, qualcuno prega, altri chiedono tre punti. Calati anche gli apprezzamenti poco ripetibili su alcuni giocatori. Caffè pre partita, secondo caffè per combattere la sonnolenza causata da avvincente spettacolo offerto sul campo. Il risultato? Sicuramente non abbiamo vinto. In compenso gli sbadigli hanno raggiunto livelli da guinness dei primati.
Si arriva al finale di stagione, la Roma ha nuovamente cambiato allenatore e sulla panchina è arrivato Bruno Conti. All'orlo della serie B, ci salviamo alla penultima (o terzultima non ricordo) giornata con un gol di Cassano.
Location: viale dei Gladiatori
L: ma non finiscono mai le partite st'anno?
F: ma che ne so, dicono che sò 38 giornate, a me parono almeno 50
V: delle quali forse ne avemo vinte 4
F: davvero? io manco me le ricordo. Così tante?
L: ce lo prendiamo mò il caffè?
F: quando te pare, tanto me pare che la scaramanzia ha fatto la fine de Del Neri
(sirene in lontananza, arriva il pullman della Roma)
F: me sa che arriva il pullam. Leviamoci da qui in mezzo o ci mettono pure sotto sti rammolliti
V: ma se scansassero loro
L: eccheteli tiè
V: ......
F: ......
L: Bruno Conti ormai ha più tick che capelli
V: hai visto i miei si?
F: io ero giovane alla prima de campionato, mò paro la nonna di Del Neri
L: ma sò passati?
F: e che me devo pure girà dopo quanto le hanno fatte girà a me?
L: ecco
V: apposto
Una stagione esaltante che ha lasciato un segno indelebile...
sabato 8 ottobre 2011
martedì 27 settembre 2011
Vado alla posta: non aspettarmi per cena
Vai alla posta per spedire una raccomandata e ti rendi conto di come passerai la giornata all'interno dell'ufficio postale.
Per fortuna che non hai altri impegni fino alla chiusura delle ore 19; altrimenti saresti stato posto davanti all'amletico dubbio: spedisci la raccomandata o vivi la tua giornata da cittadino libero?
La devi spedire, ovviamente te sei ridotto all'ultimo giorno e ti rassegni.
Ti fai cogliere da un velato ottimismo e mentre arrivi all'entrata, prima del duetto con la macchinetta che distribuisce i numeri, pensi "se me dice bene me la cavo con 50 persone e per pranzo sono a casa".
Ore 10.08... ti poni davanti allo strumento definito, dai più tecnologici, l'eliminacode. Per i più antichi è "quellaffareinfernalechedainumericomeersuperenalottomanonsevince".
Sono io di fronte a lei, gialla canarino (o giallo limoncello a seconda dei gusti)la guardo e poi premo il tasto, una "P" che potrebbe stare per "provaci", "Poche persone" e puntualmente si tramuta in un "PORCA PUTT***". Ho il numero P387, BEN due sportelli aperti e siamo già al numero P192.
Torni a casa dopo appena 4 ore, sudata, stanca, tramortita nemmeno fossi reduce da una gita sulle Alpi insieme agli elefanti di Annibale. E ti accorgi che dovevi fare anche un conto corrente ma lo avevi chiaramente dimenticato a casa ed ora devi tornare in quel luogo. Ti organizzi, reciti un rosario e riparti alla volta del malvisto ufficio dove troverai le persone che quando ti hanno visto uscire ti hanno lanciato sguardi di fuoco e tra i denti ti hanno tirato un paio di accidenti perchè "hai già fatto" mentre loro sono ancora a fare la fila.
Vajelo a far capire che anche tu eri andato per una banale operazione e sei rimasto vittima di un sequestro di persona.
Per fortuna che non hai altri impegni fino alla chiusura delle ore 19; altrimenti saresti stato posto davanti all'amletico dubbio: spedisci la raccomandata o vivi la tua giornata da cittadino libero?
La devi spedire, ovviamente te sei ridotto all'ultimo giorno e ti rassegni.
Ti fai cogliere da un velato ottimismo e mentre arrivi all'entrata, prima del duetto con la macchinetta che distribuisce i numeri, pensi "se me dice bene me la cavo con 50 persone e per pranzo sono a casa".
Ore 10.08... ti poni davanti allo strumento definito, dai più tecnologici, l'eliminacode. Per i più antichi è "quellaffareinfernalechedainumericomeersuperenalottomanonsevince".
Sono io di fronte a lei, gialla canarino (o giallo limoncello a seconda dei gusti)la guardo e poi premo il tasto, una "P" che potrebbe stare per "provaci", "Poche persone" e puntualmente si tramuta in un "PORCA PUTT***". Ho il numero P387, BEN due sportelli aperti e siamo già al numero P192.
Torni a casa dopo appena 4 ore, sudata, stanca, tramortita nemmeno fossi reduce da una gita sulle Alpi insieme agli elefanti di Annibale. E ti accorgi che dovevi fare anche un conto corrente ma lo avevi chiaramente dimenticato a casa ed ora devi tornare in quel luogo. Ti organizzi, reciti un rosario e riparti alla volta del malvisto ufficio dove troverai le persone che quando ti hanno visto uscire ti hanno lanciato sguardi di fuoco e tra i denti ti hanno tirato un paio di accidenti perchè "hai già fatto" mentre loro sono ancora a fare la fila.
Vajelo a far capire che anche tu eri andato per una banale operazione e sei rimasto vittima di un sequestro di persona.
sabato 24 settembre 2011
La "cosa"
Interessante dialogo astratto ma, con un pizzico di fantasia e buona volontà, concreto allo stesso tempo.
F: te ricordi quella cosa che t'ho dato ieri?
L: quale cosa?
F: ahò dai, mica non te ricorderai? Il documento... quella cosa no?
L: ah si, l'ho cosata (leggasi: pagata) come me avevi detto
F: meno male sennò scadeva. A me ste cose (dicasi: scadenze/pagamenti/bollette) mandano ai pazzi
L: non lo dire a me. 'Na cosa (libera interpretazione) che non se spiega
F: l'importante è averla fatta, sennò lo sai che se salti ste cose (leggasi nuovamente: scadenze, etc.) passi i guai. Le scadenze su sta roba (variante di cosa - ndf) sono inesorabili e se paghi tardi arriva pure l'Equitalia come una mannaia.
L: eh lo so, io me le scrivo di solito ste cose (vedi sopra) o me le dimentico.
F: poi dammi la copia della cosa (evoluzione: ora è un bollettino pagato) versata così la scansiono e la mando per mail al commercialista
L: ok grazie, te la porto e te aggiungo pure un'altra cosa (indefinita, si presuppone un altro documento ma attediano conferme) da scansionare
F: te ricordi quella cosa che t'ho dato ieri?
L: quale cosa?
F: ahò dai, mica non te ricorderai? Il documento... quella cosa no?
L: ah si, l'ho cosata (leggasi: pagata) come me avevi detto
F: meno male sennò scadeva. A me ste cose (dicasi: scadenze/pagamenti/bollette) mandano ai pazzi
L: non lo dire a me. 'Na cosa (libera interpretazione) che non se spiega
F: l'importante è averla fatta, sennò lo sai che se salti ste cose (leggasi nuovamente: scadenze, etc.) passi i guai. Le scadenze su sta roba (variante di cosa - ndf) sono inesorabili e se paghi tardi arriva pure l'Equitalia come una mannaia.
L: eh lo so, io me le scrivo di solito ste cose (vedi sopra) o me le dimentico.
F: poi dammi la copia della cosa (evoluzione: ora è un bollettino pagato) versata così la scansiono e la mando per mail al commercialista
L: ok grazie, te la porto e te aggiungo pure un'altra cosa (indefinita, si presuppone un altro documento ma attediano conferme) da scansionare
martedì 20 settembre 2011
Due cuori ed un'iPad
Scena avvilente ieri sera al ristorante. Una coppia di fidanzati (o coniugi, o amanti, chi lo sa?) seduta al tavolo accanto al nostro.
Lui con l'iPad ovviamente collegato su Facebook. Lei con il cellulare incredibilmente connesso a Facebook. Le uniche parole che si sono scambiati durante la serata, prima dello show finale, sono state queste...
Lui "che prendi"?
Lei "il solito".
Arriva il cameriere il quale si mette ad aspettare che l'avvocato Agnelli de noantri finisse di postare il suo aggiornamento della bacheca (manco stesse acquistando le azioni in ribasso di una potente industria) e gli dice "puoi ripassare tra poco che devo finire di leggere una notizia?"
........ Ho trattenuto un commento che avrebbe causato un innalzamento della mia autostima ma il conseguente allontanamento dal ristorante.
A fine serata c'è stato il top(o) del top(o): lei dice a lui "non hai idea di cosa ha pubblicato il Mauri sulla mia bacheca". E lui, improvvisamente risvegliato da una sorta di coma ipaddiano, replica con un "L'ho visto, non lo vedi che sò collegato pure io?"
Lui con l'iPad ovviamente collegato su Facebook. Lei con il cellulare incredibilmente connesso a Facebook. Le uniche parole che si sono scambiati durante la serata, prima dello show finale, sono state queste...
Lui "che prendi"?
Lei "il solito".
Arriva il cameriere il quale si mette ad aspettare che l'avvocato Agnelli de noantri finisse di postare il suo aggiornamento della bacheca (manco stesse acquistando le azioni in ribasso di una potente industria) e gli dice "puoi ripassare tra poco che devo finire di leggere una notizia?"
........ Ho trattenuto un commento che avrebbe causato un innalzamento della mia autostima ma il conseguente allontanamento dal ristorante.
A fine serata c'è stato il top(o) del top(o): lei dice a lui "non hai idea di cosa ha pubblicato il Mauri sulla mia bacheca". E lui, improvvisamente risvegliato da una sorta di coma ipaddiano, replica con un "L'ho visto, non lo vedi che sò collegato pure io?"
domenica 18 settembre 2011
"E' domenica mattina s'è svejato già il mercato...." (Porta Portese - C. Baglioni)
Domenica mattina a Roma
Domenica mattina a Milano
Due foto
Due metropoli
Indovinate qual'è Roma
Indovinate qual'è Milano
11 minuti a Ginevra, Milano, Roma e Napoli
Perché proprio 11 minuti? Per citare il titolo di un libro di Paulo Coelho, personalmente non il migliore dello scrittore brasiliano dal mio modesto punto di vista ma gradevole da leggere. Per Coelho questa manciata di minuti sono la durata effettiva di un atto d’amore, io tratto il più banale ritardo di un treno.
Ginevra: un treno che tarda 11 minuti? Non è mai successo. In caso si tratterebbe di un guasto ed al suo posto ne sono stati già inviati due in sostituzione giunti in perfetto orario per garantire ai passeggeri un servizio perfetto.
Milano: il solito ritardo causato dal treno in arrivo da Salerno. Passeggeri infuriati, ritardi nelle tabelle di marcia ed una giornata andata già a ramengo per questo ritardo causato dai terroni.
Roma: “Oggi c’avemo solo 11 minuti de ritardo, c’è andata de lusso, meno male va. Famo in tempo pure a fà colazione”
Napoli: (ore 10.45) “Il treno è partito?! E comm’è? Doveva partire alla 10.30 alle 10.42 ess è già partito? Uè tarda sempre 20 minuti e proprio oggi doveva partire in orario?!”
Ginevra: un treno che tarda 11 minuti? Non è mai successo. In caso si tratterebbe di un guasto ed al suo posto ne sono stati già inviati due in sostituzione giunti in perfetto orario per garantire ai passeggeri un servizio perfetto.
Milano: il solito ritardo causato dal treno in arrivo da Salerno. Passeggeri infuriati, ritardi nelle tabelle di marcia ed una giornata andata già a ramengo per questo ritardo causato dai terroni.
Roma: “Oggi c’avemo solo 11 minuti de ritardo, c’è andata de lusso, meno male va. Famo in tempo pure a fà colazione”
Napoli: (ore 10.45) “Il treno è partito?! E comm’è? Doveva partire alla 10.30 alle 10.42 ess è già partito? Uè tarda sempre 20 minuti e proprio oggi doveva partire in orario?!”
giovedì 15 settembre 2011
Un rapporto difficile
Ci conosciamo da anni, lei era già in casa quando io sono nata. Abbiamo avuto un rapporto normale fino ai 12 anni. Quando salivo su di lei erano tutti contenti per vedere i progressi e venivano addirittura appuntati. Nei primi mesi di vita vivevo tra lei ed il seggiolone.
Poi, all'improvviso, non ci siamo più volute bene come prima o, meglio, è lei che mi è diventata nemica.
Non credo di averle fatto nulla di male, ci sono sempre andata da sola anche se potevamo sembrare almeno in due. Ma lei non me l'ha mai perdonato evidentemente. Mai uno sconto, mai un minimo di elasticità per non far vedere che la situazione saliva a dismisura.
Lei è sempre lì, negli anni è cambiata nella forma, si è modernizzata ma è rimasta inesorabile come sempre. Non ti prende in giro, c'è da riconoscerle questo perchè ti dice la verità, amara e cruda ma sempre della realtà si tratta, tutto sta a saperla accettare, cosa che evidentemente a me non riesce bene. Bisogna apprezzare chi non ti nasconde il triste stato delle cose, non usa parole dolci per mitigare un trauma, non è certamente diplomatica e ti spiattella lì il tuo destino senza usare nemmeno un minimo di delicatezza.
Io le volevo bene, adesso la temo peggio di un esame universitario. Di notte anzichè gli incubi sull'esame di maturità dove tutti abbiamo temuto di presentarci impreparati, sogno di trovare lei sul tavolo della commissione anzichè la Divina Commedia.
Torneremo mai amiche come un tempo? Sarà dura ma intanto devo attuare un'opera fisica notevole... devo convincerla che quando mi PESO SONO SOLO IO E NON UNA COMITIVA DI PERSONE!!!
Poi, all'improvviso, non ci siamo più volute bene come prima o, meglio, è lei che mi è diventata nemica.
Non credo di averle fatto nulla di male, ci sono sempre andata da sola anche se potevamo sembrare almeno in due. Ma lei non me l'ha mai perdonato evidentemente. Mai uno sconto, mai un minimo di elasticità per non far vedere che la situazione saliva a dismisura.
Lei è sempre lì, negli anni è cambiata nella forma, si è modernizzata ma è rimasta inesorabile come sempre. Non ti prende in giro, c'è da riconoscerle questo perchè ti dice la verità, amara e cruda ma sempre della realtà si tratta, tutto sta a saperla accettare, cosa che evidentemente a me non riesce bene. Bisogna apprezzare chi non ti nasconde il triste stato delle cose, non usa parole dolci per mitigare un trauma, non è certamente diplomatica e ti spiattella lì il tuo destino senza usare nemmeno un minimo di delicatezza.
Io le volevo bene, adesso la temo peggio di un esame universitario. Di notte anzichè gli incubi sull'esame di maturità dove tutti abbiamo temuto di presentarci impreparati, sogno di trovare lei sul tavolo della commissione anzichè la Divina Commedia.
Torneremo mai amiche come un tempo? Sarà dura ma intanto devo attuare un'opera fisica notevole... devo convincerla che quando mi PESO SONO SOLO IO E NON UNA COMITIVA DI PERSONE!!!
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